Scambi commerciali – passato, presente e futuro

Gli scambi economici tra la Polonia e l’Italia stanno vivendo un momento di dinamico sviluppo grazie alla lunga tradizione di collaborazione commerciale ed alle nuove condizioni createsi nell’Europa Centrale dopo il 1989.

La collaborazione economica tra i due Paesi risale al tardo Medioevo, quando i primi mercanti italiani, provenienti dalla Toscana, da Genova, da Venezia e da Milano, avviarono attività commerciali nelle maggiori cittá polacche (in particolare a Cracovia ed a Leopoli). Nella II metà del XV secolo, i mercanti genovesi e veneziani ottennero in affitto le miniere reali di sale di Wieliczka e di Bochnia e, nei secoli XVI e XVII, molti artigiani italiani si stabilirono in Polonia a seguito della crisi economica che interessò l'ltalia.

Successivamente gli scambi commerciali tra la Repubblica Polacca e gli Stati Italiani (La Repubblica di Genova, di Venezia, il Ducato di Milano e il Gran Ducato di Toscana) si svilupparono sempre più intensamente. Tale tendenza fu a lungo interrotta dalle spartizioni della Polonia alla fine del XVIII secolo. Fatto significativo rimane, tuttavia, la fondazione a Milano, verso la fine del XIX secolo, ad opera dell’imprenditore di Varsavia Józef Toeplitz, della Banca Commerciale Italiana, una delle maggiori banche italiane.

Nel 1918, dopo che la Polonia ebbe ottenuto l'indipendenza, si assistette ad un dinamico sviluppo della cooperazione economica e commerciale bilaterale tra la Polonia e l’ltalia. Ruolo essenziale ebbero le sempre più ricche offerte di scambi bilaterali, tra cui la vendita in Italia di carbone polacco, la cooperazione nell'industria navale, leggera (industria tessile) ed automobilistica (produzione in Polonia di automobili su licenza Fiat). I più importanti transatlantici polacchi "Pilsudski" e "Batory" furono costruiti nei cantieri navali italiani in cambio di carbone portato in Italia dalla Slesia.

Le Agenzie di Assicurazioni italiane (Assicurazioni Generali. Riunione Adriatica di Sicurtà e Lloyd Adriatico) avevano filiali nelle maggiori cittá polacche. La cooperazione finanziaria si basava invece su un prestito detto "di tabacco", preso dalla Polonia in Italia negli anni Venti.

Le autorità fasciste guardavano con ammirazione agli sforzi polacchi che miravano a mantenere l’indipendenza economica sui Baltico, alla costruzione del porto a Gdynia ed alla linea ferroviaria che lo univa alla Slesia.

Dopo la fine della II Guerra Mondiale la cooperazione economica italo-polacca si basò sull’accordo commerciale de1 1946. che permetteva di esportare carbone polacco e prodotti alimentari in Italia e di importare in Polonia macchinari italiani, prodotti dell’industria leggera e di abbigliamento. Le numerose limitazioni politiche ed il periodo della "guerra fredda" ne causarono la rapida fine. Soltanto dopo la svolta polacca del 1956 si fecero nuovamente dei tentativi per rinnovare la cooperazione economica e commerciale italo-polacca.

Nella II metà degli anni Sessanta si giunse ad una significativa dinamicizzazione della cooperazione, grazie all’acquisto da parte della Polonia della licenza per la produzione dell’automobile Fiat 125 e in seguito Fiat 126. Comincio un’ampia cooperazione nel campo della produzione di automobili e di pezzi di ricambio e molti furono i contratti, che ne derivarono indirettamente, per la fornitura in Polonia di macchinari ed impianti. Negli anni ‘70 e ‘80, nonostante il clima politico ancora sfavorevole, si verificò un ulteriore ampliamento degli scambi commerciali e si giunse ad una certa diversificazione.

II pieno ottenimento della sovranità da parte della Polonia, nel 1989, le riforme dirette verso un’economia di mercato, condotte, grazie, agli enormi sforzi delle autorità e della società, nella prima metà degli anni ‘90 e la politica di appoggio di investimenti esteri portarono ad un vero fiorire della cooperazione economica italo-polacca. L’accordo italo-polacco di reciproca promozione e sostegno degli investimenti, ratificato nel 1992, costituti un forte impulso in questa direzione.

Il livello degli scambi commerciali tra l’ltalia e la Polonia è costantemente in crescita dal 1990. Nel 2005, secondo i dati GUS (disponibili su www.stat.gov.pl), il volume complessivo degli scambi tra i due paesi é stato di circa 10 mld EUR (4,3 mld EUR delle esportazioni polacche verso l’Italia e 5,6 mld EUR delle importazioni dall’Italia). L’Italia come partner commerciale si è collocata al terzo posto dopo la Germania e della Francia e prima della Gran Bretagna per quanto riguarda l'esportazione ed al terzo dopo la Germania e la Russia (prima della Francia) per quanto concerne l'importazione.

Un ruolo particolare nelle esportazioni polacche verso l’Italia ha il settore automobilistico (gli autoveicoli, le parti ed accessori per gli autoveicoli), i macchinari e le apparecchiature (TV, cavi elettrici, lampade elettriche e caldaie) ed i prodotti agro-alimentari.

I primi investitori italiani /al 31.12.2004

Fonte: PAIiIZ

Società

Investimento

in mln di USD

1. FIAT

1800,6

2. Unicredito Italiano SpA

1200,0

3. Ferrero Holding

170,0

4. Lucchini Group

140,1

5. INDESIT Company

130,0

6. Industrie Cartarie Tronchetti Spa

102,4

7.Whirlpool Europe Srl

70,0

8. Fortrade Financing SPA

65,0

9. Cosmar S.r.l

45,0

10. Simest

31,0

 

In Polonia operano 67 aziende italiane con il capitale investito superiore a 1 mln di USD (dati PAIiIZ pubblicati nell’aprile del 2004). Il piú grande investitore é il Gruppo Fiat con un volume di investimenti realizzati in Polonia pari a 1,8 mld USD (nel 2003 é stata avviata la produzione della Nuova Panda, che é stata eletta l’auto dell’anno 2004). Accanto al Gruppo Fiat le altre aziende – investitori sono: Unicredito, che detiene oltre la metà delle azioni della Banca Pekao S.A., il Gruppo Ferrero, l’INDESIT. Per ulteriori informazioni visitare il sito www.paiz.gov.pl

Accanto alla tradizionale presenza sul mercato polacco delle grandi aziende italiane è da sottolineare il numero crescente delle PMI (secondo le stime ICE in Polonia esistono c.a. 800 società a capitale misto od interamente italiano).